...l'importante è essermi potuta svegliare alla coscienza di esistere e diventare un uomo libero...
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Mi chiamo Enrica, ho 57 anni. Quando mi affaccio alla finestra di casa mia vedo sempre un panorama diverso. Che ci sia il sole, che piova o tiri vento è sempre un panorama bellissimo.
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E' di questi giorni la notizia che il ministro all'educazione ha proibito l'uso dei cellulari in classe.
Tale provvedimento è nato probabilmente dall'uso scellerato che alcuni ragazzi ne fanno: filmano scene proibite fra alunni, spesso anche con i professori e le fanno girere in rete.
Tutto quello che ha saputo fare il ministro è proibire i cellulari in classe.
E' chiaro che il problema non sono i cellulari, ma l'uso che se ne fa.
E se i cellulari sono in classe sarebbe stata una buona occasione per insegnare ad usarli, per educare all'uso del cellulare.
Il cellulare è solo uno strumento e come tale viene usato. Se col cellulare è stata filmata una scena disdicevole, di sesso o di violenza, il problema non è che la scena sia stata filmata, ma che la scena sia accaduta e che vi siano stati degli spettatori consenzienti, che essi siano reali o virtuali in verità cambia poco. Il cellulare ha solo svelato ciò agli adulti e questo va visto come un segnale doloroso, ma positivo di presa di coscienza dell'adulto, che venendo a conoscienza può intervenire, non punendo, ma educando perchè questo è il suo compito. Un compito che purtroppo l'adulto non sa svolgere, perchè egli stesso non sa più chi è e non sa più come educare e a cosa educare. Si rivolge quindi a schemi antichi e ripetitivi: proibisce. Proibisce, ma non l'atto in se stesso, che sarebbe più comprensivo, viceversa la divulgazione dell'atto.
Tira un velo pietoso, dietro quel velo i nostri ragazzi possono eseguire aberrazioni e violenze, basta che noi non le vediamo. Brutto. Non mi piace.
Educare è aiutare l'altro a trovare dentro di sè gli strumenti giusti a reagire. Strumenti che ognuno di noi ha.
Oggi il cellulare c'è e compito dell'adulto è aiutare il puer ad usarlo nel modo migliore. Proibire vuol solo dare una valenza di trasgressione allo strumento che aumenterà nel ragazzo il desiderio di usarlo nel modo sbagliato.
Un'altra buona occasione persa.
